“In questo stato il p.o Nov.re si aprì il giorno, e si fece trovare adornata con tre lampieri grandi di cristallo, e tutti l’Altari illuminati, quello maggiore adornato d’Argenti, e l’altri due d’ottone, et attorno ai Giardini vi si posero moltissime teste di fratelli con il loro nome e i loro lumi”.

L’apertura della “nuova” terrasanta, il primo novembre 1754, è così descritta nelle Memorie dell’Ill.ma Compagnia e Sacro Osp.le della SS.ma Trinità dei Pellegrini e Convalescenti di questa città di Napoli. Collocata nel contesto di un progetto di generale ampliamento della chiesa commissionato dai Pellegrini a Giovanni Antonio Medrano, la terrasanta si sviluppa in due parti. Un ambiente più ampio, a pianta ottagonale, dà accesso a quattro grandi vani, tre sono occupati da altari, il quarto, aperto, conduce al passaggio d’ingresso al quale dà accesso una scala ellittica. I muri pieni, curvilinei, ospitano nicchie verticali per la sepoltura dei confratelli.

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Un altorilievo in stucco con la deposizione di Cristo, che ha preso il posto di un originario affresco, sormonta l’altare maggiore. Sulle pareti corrispondenti agli altri due altari - inizialmente realizzati in legno - affreschi raffigurano S. Michele Arcangelo e S. Filippo. Già nell’anno successivo gli altari in legno vennero sostituiti con quelli in marmo e nel 1756 – in sostituzione dell’affresco dell’altare maggiore andato perduto per l’umidità – venne commissionato un dipinto raffigurante la Vergine che conforta le anime del purgatorio, a Francesco e Mura, oggi conservato nel Coro. Altri dipinti realizzati per la terrasanta sono stati trasferiti negli ambienti superiori: la Madonna con il bambino, San Giuseppe e San Filippo di Bonito e il San Michele Arcangelo di Giovan Battista de Rossi. Mentre questo ambiente corrisponde perfettamente con quello del coro, realizzato secondo il progetto del Medrano, il secondo, un vano rettangolare che ospita ancora nicchie e aiuole per le sepolture, venne edificato prima che il progetto della chiesa, affidato successivamente a Carlo Vanvitelli, vedesse la luce.

IL COMPLESSO ARCHITETTONICO

le chiese, la terra santa, il salone del mandato

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LE SCULTURE

le statue, gli altari, le lapidi

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I DIPINTI

I DIPINTI

un viaggio nella città lungo cinque secoli.

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GLI ARREDI SACRI

la devozione che diventa opera d’arte

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L' ARCHIVIO STORICO

un patrimonio unico al servizio degli studiosi

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Tra VIA TOLEDO e la PIGNASECCA

arte, fede e storia

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 L'Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, nasce nel 1578 per offrire accoglienza e ristoro ai pellegrini e, fedele allo spirito delle origini, ha saputo adeguare nella sua lunga storia le forme del suo impegno al mutare delle domande di aiuto dei più poveri. Lungo i secoli l’attenzione posta alle misere condizioni e alla precaria salute dei pellegrini, si evolve, all’inizio dell’Ottocento, nella fondazione di un moderno ospedale sanitario e, quando questo viene assorbito dal sistema sanitario nazionale (1970), nella ricerca di nuovi terreni nei quali praticare la solidarietà cristiana e promuovere la crescita culturale e spirituale di tutti. Oggi il Poliambulatorio “Bernardo Giovino”, il Centro Socio Educativo per minori “Fabrizio Pignatelli”, il “banco alimentare”, il sostegno discreto a quanti sopportano più degli altri il peso dell’attuale crisi economica, sono i luoghi nei quali quotidianamente si concretizza l’adesione dei confratelli allo spirito di servizio che è alle fondamenta dell’antico sodalizio. Rilevante è l’attività di promozione culturale: l’Arciconfraternita promuove ed ospita conferenze, dibattiti, convegni scientifici e manifestazioni artistiche aperte al pubblico.

 Il Complesso Museale dei Pellegrini non è soltanto quindi il contenitore di patrimonio straordinariamente ricco di opere d’arte ma spazio aperto: qui la memoria della devozione alle opere di carità e di accoglienza si incontra con la complessa vita sociale e culturale della città.

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